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Smettere di giudicare se stessi grazie alla Mindfulness

 In Mindfulness

La mente umana ha la tendenza a giudicare costantemente tutto ciò di cui fa esperienza.

Smettere di giudicare se stessi è possibile solo se ci si accorge sia del giudizio nei propri confronti che nei confronti degli altri perchè le due cose sono molto correlate. Chi non giudica se stesso non giudica nemmeno gli altri. E questo diventa possibile solo se comprendiamo profondamente il meccanismo automatico che innesca il giudizio di sé.

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VELENI MENTALI : COME RICONOSCERLI

La maggior parte di noi è così completamente identificata con la voce nella testa, con quell’incessante flusso di pensiero involontario e compulsivo e con l’emozione che lo accompagna, che potremmo definirci posseduti dalla nostra mente. Fino a che ne siamo completamente inconsapevoli, crediamo che colui che pensa sia chi siamo. Questa è la mente egoica. Il famoso scrittore e maestro spirituale Eckhart Tolle lo chiama ego, perché ‘vi è un senso del sé, dell’io (l’ego), in ogni pensiero, in ogni memoria, in ogni interpretazione, giudizio, opinione, punto di vista, reazione, emozione. E, spiritualmente parlando, questa è l’inconsapevolezza.’

Il nostro pensare, il contenuto della nostra mente, è ovviamente condizionato dal passato, dalla maniera in cui siamo stati educati, dalla nostra cultura, dalla situazione familiare e così via. Il nucleo centrale di tutta la nostra attività mentale consiste in pensieri ed emozioni ripetitivi, in schemi reattivi con i quali siamo fortemente identificati. Questo crea una vera e propria entità mentale che si nutre attraverso quelli che nella tradizione Zen – Buddista vengono chiamati i veleni mentali, ovvero:

1 – Attaccamento: la tendenza a desiderare sempre qualcosa di diverso da questo momento o la tendenza ad attaccarsi ad un idea, opinione, giudizio di sé e giudizio verso l’altro.

2 – Avversione: la tendenza ad opporsi, a creare resistenza e considerare la situazione di vita come un ostacolo o un nemico.

3 – Confusione: quando la mente è piena di pensieri compulsivi e siamo talmente identificati con essi da non riuscire a lasciarli andare

Come smettere di parlare di se stessi se siamo costantemente identificati con questo dialogo interiore incessante?

L’unica pratica che può interrompere l’automatismo mentale e aiutare a smettere di giudicare se stessi è la pratica costante della consapevolezza o Mindfulness. Leggi di più sulla pratica della Mindfulness qui

Facciamo un esempio:

Ogni giudizio o pensiero negativo rafforza il nostro ego, mentre nel frattempo comporta una sensazione negativa nel corpo, una tensione e una modifica al naturale ritmo del respiro e rilascio di sostanza tossiche nel corpo. La sensazione spiacevole in quanto tale diventa poi inconscia, sepolta dall’illusoria sensazione eroica di avere ragione. 

Per smettere di criticarsi quindi, per prima cosa è di fondamentale importanza riconoscere l’attività giudicante ogni volta che si presenta e distaccarsi da essa, osservandola semplicemente, assumendo l’atteggiamento di un testimone imparziale. Quando ci si accorge che un giudizio si presenta, non si cerca di reprimerlo, giudicandolo sbagliato, perché ciò complicherebbe semplicemente le cose. 

La pratica della Mindfulness comporta una sospensione dei giudizi e la semplice osservazione di tutto ciò che vi si presenta, compresi i pensieri giudicanti. 

La capacità della mente di osservare e comprendere se stessa è detta meta-cognizione. Secondo la psicologia occidentale è proprio la capacità meta-cognitiva che si sviluppa attraverso la pratica costante della meditazione a renderla una tecnica utile per uscire dall’automatismo inconsapevole e ridurre stati di tensione, stress e sofferenza. Nello stato meta-cognitivo, si continua ad usare la mente pensante all’occorrenza, ma in un modo molto più focalizzato ed efficace di prima. Si utilizza sopratutto per fini pratici, ma si è liberi dal dialogo interiore involontario, e dentro di se c’è quiete, proprio perchè si è creata una distanza tra l’osservatore ed il pensatore in noi.

Tutte le volte che attribuiamo mentalmente etichette negative agli altri, sia mentre li abbiamo davanti, sia quando parliamo di loro, o anche pensando a loro, anche se spesso non ci facciamo caso, vi è un emozione che si accompagna alla lamentela e al giudizio sugli altri, e che dà ancora più energia al nostro ego: Il risentimento.  Essere risentiti significa essere amareggiati, indignati, offesi o feriti. Ci risentiamo dell’avidità degli altri, della loro disonestà, dell’assenza di integrità, di ciò che stanno facendo, di ciò che hanno fatto nel passato, di ciò che dicono, di ciò che hanno mancato di fare, di ciò che avrebbero o non avrebbero dovuto fare. 

Spesso tutto ciò che percepiamo negli altri come una mancanza o un offesa nei nostri confronti è semplicemente uno specchio della nostra realtà interiore, non esiste nell’altro ma solo in noi. È una errata percezione della mente condizionata dalla costante abitudine a lottare per sentirsi superiori o per essere nel giusto. 

NON REAGIRE È FORZA, NON DEBOLEZZA

Come dice Eckhart Tolle nel suo libro Il Nuovo Mondo,  ‘Una delle vie più efficaci per andare al di là del nostro ego, ma anche per dissolvere l’ego collettivo umano, è proprio il non reagire all’ego degli altri. Quando siamo in uno stato non reattivo ci rendiamo conto che non vi è nulla di personale e allora possiamo riconoscere un comportamento dell’altro come un moto dell’ego, come una espressione della disfunzione collettiva umana. A questo punto non vi è più nessuna compulsione a reagire. Non reagendo all’ego, spesso possiamo permettere all’aspetto sano dell’altro di manifestarsi. Questa è la consapevolezza incondizionata che si oppone al condizionamento. Certe volte però è necessario prendere delle precauzioni per proteggerci da persone molto inconsapevoli, e possiamo farlo senza considerarli dei nemici, assumendo l’atteggiamento di un testimone imparziale. La nostra protezione più grande è l’essere coscienti. L’altro diventa un nemico quando ne personalizziamo l’inconsapevolezza che poi è l’ego. Non reagire è forza e non debolezza. Un’altra parola per la non reazione è il perdono. Perdonare è guardare oltre; guardate oltre l’ego a quella parte sana che vi è in ogni essere umano, nell’essenza di lui o di lei.’

Tutte le volte in cui siamo impegnati in un monologo interiore del tipo: ‘questo non dovrebbe succedere; io non voglio essere qui; io non voglio farlo; mi trattano ingiustamente.’ stiamo cadendo nell’illusione dell’ego e stiamo perdendo di vista il momento presente, che è come dire, la vita stessa. Come detto prima,  ciò che possiamo fare per interrompere questo monologo automatico e di conseguenza smettere di giudicare se stessi è provare a fare attenzione alla voce nella nostra testa, magari proprio nel momento in cui si lamenta di qualcosa e comprendere che essa non è altro niente altro che uno schema mentale condizionato, un pensiero. Siamo la consapevolezza che sta dietro al pensiero.

Continuando questa pratica di auto osservazione durante la nostra quotidianità diventiamo pian piano sempre più liberi dall’ego, liberi dall’automatismo mentale. Attraverso la Mindfulness e la meditazione possiamo affinare la nostra attenzione e divenire osservatori di noi stessi. 

Se vuoi approfondire delle specifiche tecniche su come smettere di giudicare se stessi con la mindfulness e la meditazione ne parlo qui

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